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Una casa sull’albero: il sogno dell’infanzia

Sull’onda dell’entusiasmo per un articolo apparso sul “Corriere della Sera”, dove si parlava delle residenze di vacanza più gettonate su Airbnb, la piattaforma di condivisione e affitto di alloggi privati, ho scoperto che la casa Barthel sta riscuotendo un successo strepitoso. Tutto questo perché? Perché offre qualcosa di diverso, un’esperienza nuova ed elettrizzante. In poche parole vuole promettere ciò che noi ci affanniamo a trovare ovunque ma è sempre più rara, l’unicità. Casa Barthel è una bellissima casa sull’albero, alle porte di Firenze.

Casa Barthel Airbnb

L’immagine a colori di questa treehouse, interamente a vetri e circondata da pini silvestri, ha risvegliato vecchi ricordi e desideri della mia infanzia.

treehouse

Con sguardo nostalgico mi sono ritrovata a ricercare i disegni che facevo all’asilo, tronchi esili e sbilenchi con una chioma rinsecchita, in grado, però, di sorreggere una casa che sembrava uscita dalle fiabe.

Salivi una scaletta a pioli e veniva accolta in un piccolo ballatoio dal pavimento leggermente sconnesso, poi una porticina di legno scuro ti invitava a entrare. Varcavi la soglia e ti trovavi davanti una sedia a dondolo in vimini, un tavolo da lavoro, tanti quadretti appesi alle pareti e pile di libri accatastate su una console. Già da allora la mia immaginazione creativa era incontenibile.

Con il passare degli anni questo desiderio non è svanito. Anzi, da alcuni mesi si è intensificato con la speranza che presto si possa realizzare. Per il momento sono ancora alla fase iniziale, quello della ricerca dell’ispirazione. Ho già chiara quale dovrà essere la funzionalità di questo nuovo spazio.

Vorrei concepirlo come un laboratorio creativo dove la parola chiave sarà la fantasia, il perfetto antidoto alla noia della quotidianità. Dovrà essere un luogo che parli di me e del mio vissuto. Dovrà rappresentare il mio biglietto da visita.

treehouse

L’ansia e lo stress non potranno accedervi e l’atmosfera che vi si respirerà sarà intrisa esclusivamente di emozioni positive. Seguite su Pinterest la mia bacheca di case sull’albero e ditemi quale preferite? Potreste contribuire a fornirmi preziosi consigli. Alla prossima!

treehouse

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Il libro del mese: la più amata

Concordo totalmente con quelli che pensano che non ci sia scrittura senza lettura. Sulla base di questa idea è nata la rubrica Il libro del mese, uno spazio dove si cerca di consigliare le storie più belle e i romanzi più coinvolgenti a chi considera leggere non solo un passatempo ma una passione che ritempra, edifica e arricchisce.

Questa volta è il turno di La più amata, il romanzo di Teresa Ciabatti, di cui, se siete lettori attenti o assidui frequentatori di librerie, avrete certamente sentito parlare in questi ultimi mesi. L’autrice collabora regolarmente con “Il Corriere della Sera” e con “La Lettura” e ha già scritto altri romanzi, accolti, però, con sterile entusiasmo dalla critica.

Tutto è improvvisamente cambiato con la pubblicazione del suo ultimo romanzo La più amata. Da lì è partito il carosello di elogi da parte delle firme più autorevoli sia dell’editoria che del giornalismo. Per suggellare questo successo inaspettato e quasi difficile da gestire per una scrittrice refrattaria alla vita sociale, come lei spesso si definisce, La più amata è arrivata seconda al premio letterario italiano più ambito, il Premio Strega 2017, alle spalle di Le otto montagne di Paolo Cognetti, attualmente primo anche nelle classifiche di vendita.

La più amata Teresa Ciabatti

In una recente intervista l’autrice ha dichiarato che il suo romanzo non è altro che il sapiente gioco letterario tra verità e finzione di un materiale narrativo a lei sì familiare ma che non le appartiene. Tende a ribadire con incontestabile certezza che il suo scopo non è raccontare la sua storia, dato che tanti credono si tratti di una vicenda biografica e la voce narrante porti proprio il suo nome: <<Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quarantaquattro anni e non trovo pace>>. Lei minimizza dicendo che è solo un alter ego fittizio. In realtà qualcosa di sé lo lascia trapelare, moltiplicando però la sensazione di smarrimento in cui pare voler affondare il lettore mentre ripercorre a ritroso alcune delle tappe più importanti della sua vita.

Attraverso le pagine del romanzo la scrittrice cerca di placare i tormenti di donna incompiuta, cercando di recuperare e ricostruire in maniera ossessiva la verità sul padre, genitore tanto amato, oggetto di vere idolatrie, ma in realtà una figura per troppo tempo fraintesa. La figura paterna o meglio quella del Professore, primario dell’ospedale di Orbetello, è onnipresente. Inizialmente viene descritto quasi con timore reverenziale, avvolto in un’aura di santità e venerato da chiunque, per poi tramutarsi in uomo senza scrupoli, calcolatore, vendicativo, bugiardo, amante del potere e fascista incallito.

Un linguaggio semplice ma incisivo e tagliente come una lama trascina il lettore in un viaggio alla ricerca e allo svelamento di una verità che rimarrà sfuggente, inafferrabile dall’inizio alla fine. A Teresa Ciabatti va riconosciuto, oltre a un innegabile talento per la forza e l’originalità del suo racconto, la capacità di destreggiarsi in un labirinto narrativo apparentemente inestricabile, progettato su fatti realmente accaduti e fatti immaginari. Uno su tutti la perdita, a suo parere immotivata, della lussuosa villa con piscina all’Argentario che la scrittrice ha vissuto come un lutto, uno sradicamento del senso di appartenenza, lo smarrimento della propria identità tanto che a distanza di venti anni cerca, invano, di riacquistare dall’attuale proprietario russo, quasi come a voler riappropriarsi della sua infanzia.

Per tutto il romanzo permarrà un ritratto alquanto sfumato di Lorenzo Ciabatti, il padre misterioso, che a ventisei anni dalla sua morte, la figlia ha l’ossessione di inseguire, studiarne le tracce, scovarne i segreti almeno solo per capire il motivo per cui lui le avesse fatto credere di essere davvero la più amata (<<La gioia, l’orgoglio, l’amore del Professore Lorenzo Ciabatti>>). Alla prossima!

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Come illuminare il giardino in estate: ecco alcune idee

L’estate è certamente il periodo migliore per trascorrere intere giornate all’aria aperta. Lunghe camminate a piedi nudi sulla spiaggia, nuotate rigeneranti in mare per stemperare l’opprimente calura estiva e chiacchiere frivole sotto l’ombrellone per combattere la noia quotidiana.

Quando il sole tramonta e il cielo si tinge di colori caldi, non mancheranno anche quei momenti piacevoli da condividere in compagnia nel proprio giardino, in terrazza o sotto un pergolato. Lo spazio esterno può essere arredato secondo un certo stile e secondo diverse esigenze. Al di là delle soluzioni d’arredo, è fondamentale non sottovalutare la componente dell’illuminazione.

Outdoor Lighting

Outdoor lighting

L’obiettivo sarà rendere l’outdoor accogliente e confortevole per poterlo sfruttare nelle serate estive fino a tarda notte, per un aperitivo, una cena formale o magari anche solo per ammirare il cielo stellato. Oggi si può scegliere tra mille soluzioni, dalle più tradizionali alle più innovative.

Le più classiche spaziano dalle lanterne marocchine in ferro o in ottone traforato a mano a quelle più moderne dalle linee essenziali.

Outdoor lighting

Outdoor lighting

Le candele dalla silhouette longilinea rimangono ancora la soluzione ideale per una luce poetica e intrigante. Si possono utilizzare anche candele galleggianti in vecchi contenitori, come ad esempio una tinozza di zinco, per dare un tocco vintage e una nota di romanticismo all’ambiente.

Outdoor lighting

Outdoor lighting

Le luci a led, disponibili sia a filo che in diverse altre forme, sono capaci di creare una luce magica. Si possono ancorare tra le fronde degli alberi o tra le siepi di un vialetto, appenderle a diverse altezze su strutture di rami a volta, in alternanza a cristalli di antichi lampadari, e  si avrà la sensazione di assistere a una danza di mille lucciole.

Lanterns

Fiorirà un giardini

Divertenti e decisamente economiche sono le lanterne di carta ignifuga con motivi decorativi a intarsio. L’effetto scenografico sarà garantito.

Outdoor lighting

Comunque la cosa più importante è valutare l’atmosfera che intendiamo ricreare e lasciarsi ispirare dal nostro estro creativo perché anche un’idea bizzarra, come quella di utilizzare materiale di riciclo (contenitori in vetro o lattine di metallo) può rivelarsi vincente. Alla prossima!

Outdoor lighting

Outdoor lighting

 

 

 

 

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Cartolina del mese: il mercato centrale di Firenze

Proviamo ad alleggerire l’immagine della città di Firenze da tutte le definizioni stereotipate che solitamente l’accompagnano e concentriamoci a scoprirla anche attraverso nuove inquadrature. Da queste poche righe avrete già capito che la cartolina di questo mese è dedicata al capoluogo toscano.

Però non ci soffermeremo ad ammirare la città mentre sfila con i suoi abiti haute couture, la Firenze di Piazza della Signoria, la Firenze degli Uffizi, la Firenze di Ponte Vecchio e chi ne ha più ne metta. La osserveremo, invece, nel suo stile prêt-à-porter, quando indossa le vesti della quotidianità.

Mercato centrale firenze

Chi segue il blog da tempo, avrà potuto intuire con quanta passione si parli spesso dei mercati, talvolta una fissazione insensata per coloro che li ritengono tutti noiosamente uguali. In realtà è una convinzione così sterile che presto si dissolverà come una bolla di sapone. Entrate al Mercato Centrale di Firenze, chiamato anche Mercato coperto di San Lorenzo, e capirete perché.

Appena varcato l’ingresso, al piano terra potrete fare la spesa, acquistando prodotti nelle varie botteghe, come del resto succede in tanti mercati. La sorpresa si trova al primo piano. Fino a un paio di anni fa era uno spazio deserto e fatiscente ma, dopo una sapiente ristrutturazione, nel 2014 si è trasformato in un nuovo eldorado del gusto.

Aperto tutti i giorni, dalle 8.00 fino a mezzanotte, vi si può accedere attraverso le scale mobili, due ascensori oppure per via delle scale centrali interne. È presente anche un ascensore riservato alle persone diversamente abili. Certamente un’azione nobile in più verso l’abolizione delle tanto odiose barriere architettoniche. Una volta saliti, non temete se non saprete quale direzione prendere. D’altronde i percorsi gastronomici che uno può seguire sono infiniti.

Potrete gustare dalla pizza al lampredotto (il re dello street food fiorentino), dal galletto arrosto alla zuppa di verdure, dalla bistecca al tagliere di salumi e formaggi, dai ravioli cinesi al vapore alle linguine al tartufo.

Mercato centrale Firenze

Mercato centrale firenze

Mercato centrale firenze

Mercato centrale firenze

Tutto deve essere rigorosamente di qualità (tutti gli operatori sottoscrivono un disciplinare) e preparato direttamente sul posto. Non è casuale, infatti, che una delle caratteristiche più apprezzate del luogo sia assistere a degli show cooking (la preparazione espressa del piatto), stando comodamente seduti a uno dei tanti tavoli, senza pagare nessun costo aggiuntivo.

Mercato coperto San Lorenzo

Siete liberi di scegliere se consumare sul posto oppure portare via. Se decidete di rimanere, vi capiterà di trovarvi accanto un turista groenlandese, gli habitué della zona o una coppia di neo sposi coreani, per far capire quanto sia eterogenea e internazionale la tipologia dei frequentatori. Il cibo è democratico, cerca di accogliere e comprendere tutti.

Come consiglio cercate di evitare le ore di punta (soprattutto le 13.00), quando file capronesche di turisti, prendendo in prestito il termine da uno scrittore tanto geniale quanto tormentato come David Foster Wallace, si avventano ai banconi, in preda ai borborigmi e al languore del loro stomaco. Per il resto è senza dubbio il posto migliore dove, come recita il motto del mercato, si può gustare il cibo di strada comodo. Allora, cosa aspettate ad andare? Alla prossima!